Due parole dal Pastore

Versetti del mese

“Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò».

“Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato” (Genesi 22:1-3).

 

Cari fratelli, care sorelle,

Il capitolo 22 della Genesi è uno dei più importanti capitoli della Bibbia e, unitamente al Salmo 22 e al capitolo 53 di Isaia, ci parla profeticamente molti secoli prima della morte e della risurrezione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Non sono riuscito a leggere questo passo senza commuovermi considerando la tenerezza dei sentimenti e del colloquio affettuoso intercorso tra Abraamo e Isacco. Mi ha impressionato la prontezza di Abraamo a ubbidire all’ordine di Dio di sacrificare il proprio figlio e anche la sottomissione di Isacco a farsi sacrificare!

Il versetto 1 dice che Dio mise alla prova Abraamo, lo pose davanti a una vera crisi. Ma non era la prima, questa era la più difficile.

La prima prova era stata quella di lasciare il suo popolo e la città di Ur dei Caldei, senza sapere dove  recarsi (Genesi 12:1; vedi anche Ebrei 11:8).

Ci fu poi la prova con Lot, suo nipote, che aveva preso con sé dopo essere rimasto orfano, ma poi Lot  si separò e se ne andò a Sodoma (Genesi 13:5-14).

La terza prova fu quando suo figlio Ismaele fu mandato via da Sara insieme alla madre Agar, ciò che dispiacque moltissimo ad Abraamo (Genesi 21:9-21).

La quarta e ultima prova fu la più difficile: il sacrificio di Isacco, il figlio della promessa, suo unico figlio, quello che amava, e per il quale aveva dovuto attendere 25 anni! Notate la tenera conversazione tra padre e figlio: “Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutti e due insieme” (versetti 7 e 8).

Quando giunsero al monte Moria, ossia presso l’aia di Arauna, lo stesso luogo dove più tardi Davide costruì un altare al Signore al tempo della peste provocata dal suo censimento, e dove mille anni dopo Gesù fu crocifisso. Sapete quanti anni aveva Isacco in questo periodo? Alcuni dicono dai 20 ai 30 anni; lo storico Giuseppe Flavio afferma che poteva averne 25. Sara aveva infatti 90 anni quando nacque Isacco e morì a 127 anni (Genesi 23:1). Quindi, Isacco, se avesse voluto, avrebbe potuto opporre resistenza a suo padre, invece si sottomise completamente a Dio permettendo al padre di legarlo e di porlo sull’altare, proprio come fece Gesù quando accettò di morire sulla croce per noi. “Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull’altare, sopra la legna. Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo» (Genesi 22:9-12).

Dio mette alla prova anche la nostra fede, ma Egli vuole incoraggiarci a confidare in Lui, perché come ha ricompensato Abraamo, ricompenserà anche noi: Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo” (1 Pietro 1:6-7. Vedi anche 4:12-14). “Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente (1 Pietro 5:10).

Giuseppe Piccolo